Parte 2 – Capitolo 1 – Dodici anni dopo – Più forte

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Parte 2 – Capitolo 1 – Dodici anni dopo – Più forte

“Credo profondamente nel vecchio proverbio, ‘Quello che non ci uccide, ci rende più forti.’ Le nostre esperienze, positive e negative, fanno di noi ciò che siamo. Superando le difficoltà, acquisiamo la forza e la maturità.” – Angelina Jolie

Nello Studio Legale

“Buongiorno. Vanessa.”

“Buongiorno. Piacere. Serena.”

“Piacere mio. Si accomodi”, una donna di circa quarant’anni e di un fisico piuttosto imponente faceva strada a Serena nel suo ufficio dopo averle stretto la mano piuttosto fortemente.

L’ufficio dell’avvocatessa Vanessa Volpi era collocato in un edificio storico e come si poteva aspettare dalla tradizione modenese era rigorosamente arredato con dei mobili antichi in ottimo stato che creavano un’atmosfera piacevole ed accogliente con un leggero tocco di severità.

Lo studio Volpi si trovava ai margini del centro storico di Modena che per Serena era molto comodo: quando veniva a lavorare parcheggiava la propria auto nella stradina accanto e dopo proseguiva a piedi verso l’ufficio nel quale lavorava cinque giorni a settimana a tempo pieno.  Quindi dall’ufficio anche lo studio Volpi era facilmente raggiungibile a piedi.

Con un gesto abituale Vanessa indicò a Serena una delle sedie che circondavano il tavolo lungo e ovale dall’aspetto sempre imponente al centro del suo ufficio.

Una volta questo tavolo fu usato come un tavolo da pranzo da una famiglia grande e benestante. O forse ci fu solo una persona e il suo maggiordomo e il resto del tavolo ricoperto dalla tovaglia bianca e luminosa rimaneva sempre vuoto. Come nei film che…”, il pensiero di Serena per un attimo era scivolato fuori dal discorso che le due donne stavano per affrontare ed è stato subito interrotto dallo sguardo penetrante di Vanessa.

Vanessa

“Me lo spiega come una bella, brava ed intelligente come Lei che ha tutti i valori e a quanto sembra anche le rotelle a posto, mi va a finire con uno come Domiziani? Incredibile!”

“Grazie.”

“Già… Si sieda. Prego”, Vanessa prese un fascicolo dalla scrivania che si trovava dall’altra parte dell’ufficio e si accomodò a capotavola del tavolo lungo e ovale dove l’aspettava Serena.

“Questa donna ha un carattere forte, un’incredibile forza di volontà ed è abituata ad assumere il ruolo di guida. In più è convinta di avere sempre ragione lei. Un opinione diversa potrà avere un margine di tolleranza, ma nel suo subconscio rimarrà sempre errata”, pensava Serena osservando i movimenti di Vanessa che non erano né lenti né troppo veloci né in nessun modo sgraziati che spesso caratterizzano le persone di corporatura sopra la media e leggermente sovrappeso. Al contrario ogni gesto di Vanessa era preciso e sicuro. Era perfetto. “Assomiglia ad un delfino”, pensò Serena.

“Dunque… Mi racconti un po’… Anche se il quadro è abbastanza chiaro… Se un quadro del genere potrebbe mai essere definito “chiaro”. Però ogni aspetto di questa situazione è complicato”, Vanessa incrociò le sopraciglia e guardò Serena con curiosità come se avesse davanti una specie umana del tutto sconosciuta nel quadro scientifico.

Relazione

“Quindi è riuscita a leggere la relazione che le avevo spedito ieri via mail? A proposito, grazie di aver trovato tempo per me così in fretta. Giuseppe mi aveva accennato che di solito ci vogliono settimane se non mesi…”

“Giuseppe è un caro amico. Le sue priorità sono le mie”, tagliò Vanessa con una voce all’improvviso amichevole e rassicurante. Serena notò come una scintilla illuminò gli occhi azzurrissimi della donna, mentre il sorriso quasi impercettibile si posò sulle sue sottili labbra.

Un attimo dopo il viso di Vanessa tornò serio e concentrato. “Si, ho visto la relazione. Però dato che avevo poco tempo a disposizione sono riuscita a fare soltanto una lettura veloce  “scremando” l’essenziale. Poi un po’ mi aveva accennato anche Giuseppe. Però non so fino a che punto è stato preciso. E’ un uomo. E’ raro che un uomo possa essere preciso nei nostri termini. Per cui non possono essere definiti affidabili. Lei è d’accordo con me.”

“Si, sono d’accordo. Però la sua non era una domanda. L’ha deciso lei che io sono d’accordo”, pensò Serena in una frazione di secondo.

Una storia inquietante

“Innanzitutto, complimenti per l’italiano. Lo dico con il cuore e la mente. Mi dispiace che Lei si trovi in questa situazione, ovvero sono contenta che Lei sia riuscita ad uscire da quella situazione e ora deve risolvere soltanto questa, che non è assolutamente poco perché la situazione è molto complessa. Tuttavia devo omettere che mi ha fatto piacere leggere la Sua relazione proprio per il modo in cui l’ha scritta. E soprattutto per l’italiano. Capisca, è ammirevole che uno straniero riesca ad usare così bene la lingua italiana in modo così fluido esplorando la vasta gamma di epiteti e metafore per raggiungere il massimo della precisione della descrizione dell’accaduto. Eppure si tratta di un documento di natura giuridica,” – Vanessa lanciò a Serena uno sguardo pieno di ammirazione. Poi continuò:

“L’ottanta per cento degli italiani che sono la fuori”, Vanessa indicò la finestra, “non sanno scrivere: non nel senso che sono analfabeti ma non sanno dare una forma corretta ai propri pensieri, non sanno strutturare il testo, a momenti non sanno neanche parlare in modo logico e conciso. Eppure abbiamo una lingua così bella, ricca e melodica… C’è un’ignoranza che spaventa. Quindi complimenti veramente. Dovrebbe scrivere un libro. La storia ce l’ha.”

“Ci stavo appunto pensando”, Serena sorrise cordialmente.

Vanessa la guardò attentamente per circa dieci secondi direttamente negli occhi e senza la minima esitazione aggiunse:

“Lo faccia. E’ davvero inquietante la Sua storia. Inquietante.”

Quello che non ci uccide, ci rende più forti

Le due donne si guardarono negli occhi per un interminabile istante emanando una potente luce elettrica. “Lei conosce il vecchio proverbio: ‘Quello che non ci uccide, ci rende più forti’? E’ vero… La domanda è: ha intenzione di prendere il mio caso o mi dirà che sono senza speranze, come hanno fatto i suoi colleghi prima di Lei?” domandò Serena con voce chiara e limpida come un cristallo.

“Domani a che ora Le fa comodo venire qui?” Senza interrompere lo sguardo, Vanessa aprì l’agenda.

Continua…

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By |2018-07-05T12:09:50+00:00gennaio 14th, 2018|Categories: C'era una volta|0 Comments

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