Parte 1 – Capitolo 8/5 – D. & C. – Vittima o avventuriera?

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Parte 1 – Capitolo 8/5 – D. & C. – Vittima o avventuriera?

 “Posso scegliere di essere una vittima del mondo o un avventuriero alla ricerca del tesoro. È tutta una questione di come vedo la mia vita “.
– Paulo Coelho, Undici minuti

Tirando la corda

“Metti giù la bottiglia“, la voce di Mauro era morbida e gentile. Eppure non ne traspariva alcuna nota di richiesta: piuttosto, il tono indicava un ordine ben chiaro e preciso. E Serena – la cui anima veniva strappata da sentimenti contrastanti in mille pezzi con ogni minuto che passava – odiava gli ordini.

“Metti giù me! Adesso. E con immenso piacere te la lancerò addosso!”- Gli occhi di Serena scintillavano furiosamente, mentre la sua voce era ricca di rabbia e acrimonia. “Sul serio, non mi fai ridere. Mettimi giù. Lasciami stare! E lascia stare qualsiasi cosa che ti passa per la mente, qualsiasi cosa vuoi dire o fare. Staccati da questa situazione. Da tutto ciò che è accaduto tra di noi. Lasciami andare! Non esiste il modo in cui potresti aggiustare le cose… Mi hai delusa profondamente, non sarà mai come prima… Lo vuoi capire? Mi ascolti? Lasciami andare immediatamente!”

“D’accordo”, disse Mauro giocando. “Per come la vedo io, sei stata tu a metterti in questa situazione. E’ una scelta puramente tua: se non la vuoi risolvere in modo buono, la risolviamo a modo mio!” Con queste parole Mauro scosse Serena bruscamente sulla spalla, come avrebbe fatto un cacciatore che si prepara per un lungo viaggio con la “preda a proprio carico”. Dopo aver sigillato in una frazione di secondo la sua mano destra sulla vita di Serena, e la sinistra sull’anca destra della ragazza, Mauro incominciò il suo cammino sicuro.

“Dove mi stai trascinando?! Lasciami andare! Ora! Senti, non possiamo semplicemente dimenticare questa storia? Tutto…” Sospesa nell’aria, Serena cercava di liberarsi impegnando tutte le sue forze, ma sembrava che Mauro nemmeno si accorgesse. Così, con Serena “fissata” sulla spalla, l’uomo attraversò il salotto e cominciò a salire al secondo piano.

Lasciami andare

“Abbiamo un accordo: tu non puoi salire là su! Hai superato ogni limite… Lasciami andare! Mettimi giù! Lasciami!” Presa dalla disperazione, Serena lo colpì con la palma della mano destra più volte. Rendendosi conto che l’effetto desiderato non fu prodotto, la ragazza strinse la mano a pugno e cominciò a colpire l’odiosa creatura con la forza che nemmeno credeva di avere. Nessun risultato. Esasperata, Serena lo morse. “Che schifo! Quando ti sei lavato l’ultima volta? Sei sudato! Fai schifo! Per l’amor del cielo, lasciami stare!” Ma Mauro faceva finta di non sentire.

Improvvisamente Serena ebbe un’idea. Tenendo stretta la bottiglia con entrambe le mani, Serena la sollevò in aria, fendendola con forza e colpì Mauro nel ginocchio da dietro. Il colpo fu forte. Mauro leggermente si barcollò, ma rapidamente recuperò l’equilibrio e salì con leggerezza gli ultimi cinque gradini.

“Tu non senti niente?” Chiese Serena, improvvisamente rendendosi conto che dal punto di vista puramente fisico non avrebbe mai vinto questa battaglia.

“Sai, quando ti fa male il cuore,” stringendo il pugno della sua mano sinistra Mauro sì diede un colpo nel petto, “qualsiasi altro dolore è nullo. Succede in automatico. ”

“Giusto per intenderci, da qui faccio un po’ fatica a vedere. Ma ho un vago sospetto che ti sei appena dato un pugno nella fronte”,  ribadì Serena cercando di liberarsi in modo inconsueto.

Senza rispondere, Mauro scosse Serena sulla spalla un’altra volta. Poi entrò nella sala da palestra e si diresse verso l’armadio nel quale era custodita tutta l’attrezzatura sportiva. Spalancando le ante, tirò fuori una corda di cinque metri circa (di quelle che normalmente si usano sulle barche a vela) e uscì sulla terrazza.

Stringendo i nodi

Serena era andata in panico. Tutto il suo corpo tremava, il volto era diventato rosso, mentre il suo cuore stava per scoppiare dalla misteriosa miscela di adrenalina e paura. “Cosa vuoi fare?” disse Serena quasi sussurrando.

Con delicatezza, Mauro rimosse Serena dalla spalla e accuratamente la posò sul suo sdraio preferito. Non appena si sentì libera, Serena sì alzo in piedi con un salto e cercò di scappare, ma Mauro la afferrò per il polso.

“Fermati, mi fai male!!! E mi spaventi! Per favore, lasciami andare!” implorò Serena.

“Siediti e calmati”, disse Mauro con lo stesso tono morbido ma prepotente, continuando a stringerle il polso destro con la mano sinistra. Malgrado il dolore Serena non aveva nessuna intenzione di ubbidire: ne ora ne mai. Invece lanciò uno sguardo tagliente dritto negli occhi di Mauro: “No. Ne ora ne mai.”

“Vediamo!” Sulle labbra di Mauro si accese un sorriso diabolico. Nella frazione di un secondo la sua mano sinistra sollevò la maglia nera di Serena che lei indossava come vestitino e posò la mano destra delicatamente proprio in mezzo alle gambe della ragazza.

Fidati di me

Colta di sorpresa e indignazione, Serena fece un salto indietro. Inciampando sulla sdraio aperta, perse l’equilibrio e ci atterrò sopra con l’eleganza dell’aereo precipitato. Prima che Serena potesse riprendersi, Mauro l’assalì come un falco infame premendo il torace della ragazza con il ginocchio.

Poi, afferrò entrambi i polsi della sua prigioniera d’amore e li legò l’uno all’altro con la corda. Serena cominciò ad urlare nonostante fosse convinta che tutti i suoi sforzi per liberarsi da quest’uomo, potrebbero essere paragonati alla leggera brezza che cerca di trattenere la tempesta nel deserto.

Dopo aver stretto i nodi, Mauro tirò entrambe le mani di Serena in alto appoggiandole sopra la sua testa e poi passò la corda sotto la sdraio facendola uscire sul lato destro. Poi, legò Serena al lettino esattamente nel modo in cui i primitivi legavano le loro vittime all’albero. Per finire il lavoro, Mauro fissò il doppio nodo sul piede inferiore del lettino. Dopo un breve ed accurato esame della propria opera, Mauro incontrò gli occhi della propria vittima ed espirò pesantemente. Serena, sopraffatta dalla paura, improvvisamente rimase in silenzio e guardò solo Mauro pietosamente, supplicandolo allo stesso tempo.

“Sei molto nervosa. Dovresti rilassarti. Fidati di me, tutto ciò è per il tuo bene”, Mauro si inginocchiò sul pavimento accanto a Serena ed emise un triste sospiro. “Mi dispiace profondamente di dover fare questo a te, ma non mi hai lasciato scelta. Le tue gambe non sono legate. Questo – in un probabile sviluppo delle circostanze – ti aiuterà a liberarti. E sopravvivere. So che puoi farlo. Sei selvaggia, finché non basta”. Mauro guardò Serena con ammirazione. “So che ti ho messo nei casini, ma ben presto tutti i nodi si scioglieranno. Fidati di me.“

Continua…

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Cosa succede dopo? Condividete i vostri pensieri…

By |2018-07-05T13:49:08+00:00settembre 20th, 2017|Categories: C'era una volta|0 Comments

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