Parte 1 – Capitolo 8/4 – D. & C. – Quando non è abbastanza…

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Parte 1 – Capitolo 8/4 – D. & C. – Quando non è abbastanza…

Gli uomini costruiscono troppi muri e mai abbastanza ponti”. – Sir Isaac Newton

Giorno tre

Serena aprì gli occhi e piacevolmente allungò le braccia e le gambe. Sicuramente, aveva dormito bene. Prese dal comodino il telefono cellulare per sapere che ore erano. Con grande sorpresa scoprì che erano circa le 13:00: l’orario giusto per il pranzo. Tuttavia Serena non aveva fame, però si sentiva molto assetata. “E’ tutta colpa del vino, troppo vino, e della sua storia, del suo aspetto, di tutto quello che rappresenta… Mi sembrava sincero… Però è un bugiardo cronico… Mi sento vuota… D’accordo, ci penserò più tardi … Ora ho bisogno di acqua: tanta, tanta, tantissima acqua!”

Serena si alzò di colpo e si mise a cercare l’acqua. Purtroppo, tutte le bottiglie “in suo possesso” erano già vuote: “Oh no…” Serena fu pronta a scendere al piano di sotto per recuperare qualche bottiglia, quando nello specchio appeso fuori dalla camera riservata alla palestra catturò un’immagine di sé: i suoi capelli erano disastrosamente spettinati, la sua pelle sembrava piuttosto disidratata, mentre i suoi occhi apparivano troppo grandi per il suo viso. “Oh no…”

Ripensando al piano di prima, Serena decise innanzitutto di fare una “breve” deviazione verso il bagno. Fece la doccia, si lavò i denti, sì pettinò i capelli, si idratatò la pelle del viso con la crema “multi-perfezione” di Dior e si truccò un pochino. Poi si mise una maglietta nera lunga e comoda nonostante fosse molto attillante – che poteva tranquillamente passare per un minuscolo abitino, – una leggerissima giacca di pelle nera per dare al proprio look “più carattere” giusto nel caso e un paio di parigine nere al posto delle scarpe che le avrebbero permesso di muoversi silenziosamente. Finalmente fu pronta a scendere.

Risoluzione interna

Serena scese sul primo gradino e rimase lì per un po’ ferma impalata, trattenendo il respiro e realizzando che la notte scorsa le fu finalmente introdotto il capitolo precedente della misteriosa vita di Mauro. Serena non aveva ancora deciso se poteva credergli o no, però solo l’idea che Mauro non fosse un killer della mafia e che non si nascondesse dalla polizia o da chiunque altro del mondo criminale, la faceva sentirsi molto meglio. “Respira…”

Data l’ora, la possibilità di incontrare Mauro in cucina era alta: all’incirca 99%. “Se dovessi incontrarlo, il che sicuramente succederà, scambierò soltanto i saluti o le informazioni strettamente necessarie. Non gli permetterò di coinvolgermi in alcuna conversazione o altro. E non lo guarderò per nessun motivo…” Pensava Serena tra sé e sé, cercando e fallendo di sopprimere l’eccitazione mescolata al panico che si alzava dentro di lei.

“Non abbiamo comunicato la notte scorsa?”

Naturalmente Mauro era in cucina. Il tavolo era già perfettamente apparecchiato per due, e Mauro, che non indossava nulla a parte delle bermuda gialle, stava preparando il pranzo. Come se fosse sicuro che Serena sarebbe entrata in quel preciso istante, si voltò verso di lei proprio nel momento in cui la ragazza fece la sua entrata alquanto silenziosa.

“Buongiorno, amore mio!” La voce di Mauro era calda e allegra.

“Smettila”, Serena lo interruppe bruscamente come se fosse contagioso.

“Smettila: cosa?” Lo sguardo di Mauro era pieno di gioia.

“Stai parlando con me. Smettila.”

“Non abbiamo comunicato la notte scorsa?”

“Sì… e da allora mi sento assetata…” prima che Serena finisse la frase, Mauro le passò un bicchiere pieno d’acqua. Serena lo bevve in un secondo e gli restituì il bicchiere vuoto. Mauro versò ancora più acqua, e Serena lo svoltò ancora. Per un attimo, Mauro la guardò un po’ perplesso e poi riempì nuovamente il bicchiere di Serena.

“Grazie… Però l’hai lasciato mezzo-vuoto questa volta. Non mi basta”, disse Serena guardando il suo bicchiere, apparentemente sconvolta.

Il bicchiere è mezzo-pieno o mezzo-vuoto?

“Perché vedi sempre il bicchiere mezzo-vuoto invece di mezzo-pieno? Devi imparare a vedere il lato positivo di ogni singola cosa! Anche se, per quel che ti conosco, il tuo bicchiere non è mai pieno, è senza fondo… “Mauro guardò Serena con ammirazione.

Uguh… Come adesso sto cercando di vederti mezzo-vestito invece che mezzo-nudo“, ammette Serena tra sé e sé, ricordando la sua teoria riguardo “l’essenziale e il desiderato”… Non avrebbe mai osato di materializzare questi suoi pensieri segreti nei suoni riconoscibili.

Nel frattempo Mauro continuò: “Comunque, ho lasciato il tuo bicchiere mezzo-pieno perché non c’era più acqua nella bottiglia. L’hai finita”, Mauro sorrise nel più attraente dei modi, guardò Serena per alcuni secondi, poi si girò verso il piano di cottura per vedere se la pasta era pronta. “Tuttavia, se hai bisogno di avere più acqua, più tutto, basta che tu lo dica. Sai, tutto quello che devi fare è soltanto dirmi cos’è che vuoi… o di cosa hai bisogno. Sono qui per te. Sono il tuo schiavo… Non sto scherzando: sono tutto tuo…” Mauro spense la piastra e versò gli spaghetti nel scolapasta: “Fame?”

“Assolutamente no”, Serena finì l’acqua e appoggiò il bicchiere vuoto nel lavandino accanto al colino con la pasta che emanava il vapore caldo. Per un istante assaporò il calore della pelle di Mauro con la propria. “Respira …” Poi, come se avesse scottato il braccio con il vapore della pasta (o altro), Serena si mosse rapidamente verso il frigorifero che si trovava sulla sua destra, prese tre bottiglie d’acqua e le abbracciò come se fossero un salvagente o un amuleto in grado di proteggerla dal potere diabolico di Mauro. L’amuleto di cui aveva bisogno così disperatamente.

Così, evitando di guardare Mauro e avvertendo il cuore accelerare il proprio battito ad ogni secondo, Serena fu pronta a scivolare via del tutto in modo invisibile e silenzioso. Tornare nell’attico dove poteva pensare, sentire, analizzare… Ma Mauro stava bloccando l’uscita. Ancora.

Quando non è abbastanza…

“Perché sei così invadente? Mi stai stalkeggiando. Smettila immediatamente!” Iniziò Serena, mostrandosi sicura di sé, ma Mauro non la stava ascoltando.

“La notte scorsa Serena… Hai sentito quello che ti ho detto la notte scorsa?” La voce di Mauro era persistente, il suo viso assunse un’espressione seria e rassicurante.

“Sì, tua moglie si scopava il tuo migliore amico.” Serena cercò di sembrare alquanto annoiata.

“Esattamente. E dal giorno in cui l’avevo scoperto la mia ex moglie a smesso di esistere per me. Come tutta la mia vita precedente. Sono andato via, sono diventato una persona nuova e ho conosciuto te”.

“Hai avuto un’amnesia coniugale. Ora invece ti sei ripreso! Congratulazioni!” Pronunciò Serena in modo più scettico di quanto avrebbe voluto. Se potesse sparare con lo sguardo, Mauro sarebbe stato gravemente ferito in quell’istante.

“Ti ho aperto la mia anima la notte scorsa… ti ho raccontato tutto. Ora conosci il mio dolore, sai il mio segreto, sei consapevole di quanto mi e´ successo. E poi mi conosci, sai che nell’intero mondo sei l’unica cosa che conta per me! Serena, ti amo! Sono tutto tuo! Ti prego, ascoltami…” disse Mauro gentilmente, lentamente cercando di prendere la mano di Serena.

“Non mi basta”, Serena scosse la testa in segno di disperazione e fece un deciso passo indietro, la sua voce era fredda come un iceberg.

“Come non ti basta?!”

Quando la furia è senza fondo

Esasperata, Serena alzò i suoi occhi pieni di rabbia e guardò Mauro dritto in faccia: “Beh, hai aspettato dieci mesi per raccontarmi il precedente capitolo, o meglio il volume intero, della tua vita prima di me! Ma il peggio è, se non avessi scoperto il tutto dalla lettera inviata dalla tua ex moglie e dal suo avvocato, probabilmente non mi avresti detto ancora nulla! Sbaglio?!

Inoltre, nessuno aveva notizie di te da più di un anno: ti davano per disperso! Ti rendi conto della gravità della situazione?! La lettera dice chiaramente che sei stato tu ad andartene senza dare alla tua famiglia alcuna spiegazione, senza aver lasciato nemmeno un biglietto! Eppure, solo pochi giorni fa mi stavi furiosamente accusando di “diserzione premeditata” dal nostro rapporto! Mentre tu ti eri comportato allo stesso modo con la tua ex moglie e i tuoi figli! Insomma, avevi combinato di peggio eppure hai trovato il coraggio di rinfacciarmi il fatto che volevo andare via da te?! Come hai osato dopo tutto?! “Serena stava quasi urlando. Per alcuni secondi fissò Mauro in modo devastante e poi continuò:

“Tu mi hai mentito su tutto! Hai detto che non avevi mai convissuto con nessuna prima d’ora! Perlopiù, mi hai assicurato che non eri mai stato sposato! Hai detto che non avevi la più pallida idea su cosa significa avere una famiglia. E soprattutto, hai detto che non hai figli! Che tipo di menzogna è questa? È un sacrilegio! Probabilmente avrei potuto capire che tu fossi ancora molto arrabbiato con la tua ex moglie per averti tradito con il tuo migliore amico… Ma i tuoi figli, loro che colpa hanno? Perché punire anche loro così severamente?

Sei una persona terribile, anzi, la persona più terribile in tutto l’Universo. Io ti odio… ti odio tanto! E quello che odio ancora di più è odiarti! E’ devastante, mi sta svuotando dall’interno… Per cui ti odio ancora di più. Eppure, mi rendo conto che ancora non ti odio abbastanza! Vorrei odiarti di più, affinché l’odio possa ucciderti all’istante!” Serena strinse gli occhi e respirò a fondo.

Poi continuò: «Cosa sono io per te? Una ragazza che hai deciso di ingannare per essere stato ingannato? Una donna che hai deciso di distruggere dal dolore per recuperare la tua autostima e l’equilibrio della vita?

Mi hai mentito. Hai mentito a tutta la mia famiglia guardandoli dritto negli occhi. Non posso più fidarmi di te. Non so più chi sei. Anzi sono certa di non averlo mai saputo.

La mia delusione, il mio dolore e il mio rancore sono senza fondo. Quindi no, sentirmi dire che mi ami, non mi basta! Mi sento vuota, mi hai svuotata e mi hai fatto cadere nel vuoto!” Serena non aveva nemmeno notato quanto esattamente le uscissero le lacrime.

Abbastanza vicino

Mauro era in piedi proprio di fronte a Serena, abbastanza vicino per sentire il sapore delle sue lacrime sulle labbra, abbastanza vicino per ospitare il suo respiro indignato sulla propria pelle, abbastanza vicino per rinchiuderla tra le sue braccia potenti. Ma non lo fece.

Invece, senza pronunciare una sola parola, afferrò Serena per i fianchi e la mise sulla spalla, come se fosse un cacciatore che aveva trovato una gazzella indebolita dalla sanguinante ferita al ginocchio…

Continua…
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By |2018-07-05T14:20:39+00:00luglio 10th, 2017|Categories: C'era una volta|0 Comments

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