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Parte 1 – Capitolo 8/2 – Delitto e castigo – Quando t’aiuta il diavolo

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Parte 1 – Capitolo 8/2 – Delitto e castigo – Quando t’aiuta il diavolo

“Se non t’aiuta il cervello, t’aiuta il diavolo”. ― Fedor Dostoevskij, Delitto e castigo

Allo scoccare della mezzanotte

“Sei così bella nella luce della luna. Lo sei sempre…” la voce di Mauro era morbida e piacevole. Serena non poteva vedere il suo volto, eppure era abbastanza sicura che ci fosse un piccolo sorriso incollato sulle sue belle labbra. Pensando al quale, Serena improvvisamente ha sentito un prepotente desiderio di sciogliersi. Scomparire. Nascondersi. Lontano da tutto. Lontano da lui. O quanto meno, nella sua camera visto che recentemente era diventata la “prigioniera d’amore” di quest’uomo a casa propria.

Quindi, senza scambiare una parola Serena si era diretta verso la porta sperando in qualche modo di riuscire a sorpassare Mauro, quando lui accese la luce.

Tu sei nudo!” a momenti Serena saltava fuori della sua pelle, il suo viso diventava sempre più rosso dall’imbarazzo.

Tu stai leggendo la mia mente!” Mauro le lanciò un sorriso abbagliante e luminoso.

“Certo, che no! Nessuno lo sa fare!” la voce di Serena era doppiamente più stridula del previsto.

Mauro inarcò le sopracciglia. “Il vino voglio dire, il vino … È già mezzanotte, però non riesco a prendere sonno. Così ho pensato che un bicchiere di vino potrebbe aiutare. Ti prego di scusarmi per la mia nudità, ma come ben sai mi piace dormire nudo. In più, non mi sarei mai aspettato di incontrarti quì ora.” Mauro sembrava convincente. “Allora, ti dispiacerebbe condividere?”

Quando t’aiuta il diavolo

“Certo che sì!” pronunciò Serena d’impulso con un’esplosione di piacere. Poi, ricordando le buone maniere e in qualche modo facendo tornare la sua voce ad essere di nuovo normale, si interruppe sulla difensiva: “Voglio dire, che no. Credo che sia ‘ok… Ma solo se ti vesti immediatamente.”

“Affare fatto!” Mauro soffermò lo sguardo su Serena per un attimo, poi sparì nel buio dal quale era precedentemente apparso. E, prima che Serena avesse potuto calmare il proprio respiro, era di nuovo riapparso in cucina indossando un paio di boxer neri di Armani.

“Ora, saresti così gentile da darmi la bottiglia e il cavatappi in modo che io possa versarci un po ‘di vino?” Serena si rese conto che stava ancora abbracciando la bottiglia con la forza, come se fosse un salvagente, mentre fuori dalla finestra ci fossero le acque alluvionali in crescente aumento. D’altra parte, il vino faceva decisamente parte del suo piano iniziale per superare l’ansia. L’ansia che ora nella testa di Serena si stava trasformando in uno scenario apocalittico visto che il primo ruolo fu assegnato al diavolo in persona.

Lui è il diavolo. Il diavolo in carne e ossa, o forse, il diavolo che indossa un ‘essere umano’ come se fosse un costume di Carnevale“, improvvisamente Serena sentì la familiare sensazione di vertigine accompagnata da pelle d’oca. “Perché lui mi fa questo effetto?

Con un sospiro di risentimento Serena passò a Mauro la bottiglia di vino e il cavatappi e cercò di ricordare la frase che l’aveva colpita recentemente rileggendo “Delitto e castigo”. “Se non t’aiuta il cervello, t’aiuta il diavolo!” Serena fece un piccolo salto in quanto le sembrò la spiegazione giusta. Mauro l’osservò con l’espressione perplessa, e poi, con un movimento agile, tirò il tappo fuori dalla bottiglia.

Se non t’aiuta il cervello

“Saresti così gentile prendere un bicchiere dalla credenza anche per me, per favore?” la voce di Mauro era carezzevole, il suo sorriso smagliante.

Restando muta, Serena obbedì. “Ogni volta, sin dal primo momento in cui l’ho incontrato, nella sua presenza mi sento come se fossi una scimmia ipnotizzata dal pitone. Inizialmente, avevo pensato che fosse per l’amore che nutro nei suoi confronti. Ora però che lo odio profondamente, avrei dovuto diventare “Mauro-resistente”. E invece non lo sono! Cos’è che non va in me?

Non mi sono mai sentita spaventata, ne sono mai stata influenzata da nessuno. Ho sempre disobbedito persino ai miei genitori! Eppure, quando questo uomo si trova accanto a me la mia mente viene paralizzata. La mia ragione smette di funzionare. Come se le mie capacità mentali fossero subordinate a lui. Come se io fossi una scimmia ipnotizzata dal pitone. E il pitone ingoierà la scimmia. So che lo farà, solo che non so quanto tempo ci metterà”.

I pensieri di Serena sono stati bruscamente interrotti dal suono del vino che Mauro stava versando nel suo calice. “Dimmi quanto…” le chiese gentilmente.

Quando dire “quanto”

Certatmente, Serena non lo fece. Non gli disse “quanto” perché percepiva aleggiante in bilico la possibilità di averne di più. Più vino, più gusto, più conversazione, più intuizione, più comprensione, più gioco, più sfida, più amore o più odio, più tutto…

Sin dall’infanzia, Serena aveva elaborato una teoria tutta sua riguardo quando dire “quanto”. Se l’immaginava come una sorta di barometro tra “l’essenziale” e “il desiderato”, una linea fluttuante che dipendeva completamente dalla situazione…

E ora con Mauro in piedi proprio di fronte a lei, tutto cio che Serena voleva era di più… Sperando incoscientemente che il suo bicchiere fosse senza fondo. “Il cervello non mi aiuta“, si rese conto, col cuore in gola.

Il bicchiere senza fondo…

“Dunque”, Mauro guardò Serena in modo implorante mentre lei stava pensierosamente sorseggiando il vino. “Vuoi sentire la mia versione della storia?”

“Vuoi dire, la storia che riguarda la tua amnesia coniugale?” Serena restituì la domanda come se stessero giocando a Ping-Pong.

“Sai, ogni storia ha due lati!” Mauro si mise sulla difensiva.

“Verseresti solo altre bugie per ‘dar luce’ alla situazione. Non mi fido di te. Tu sei il diavolo!” ribatté Serena, mostrandosi sicura di se.

“Grazie. Presumo che sia esattamente questo il motivo per cui tu preferisci rimanere al buio?” i neri occhi di Mauro brillavano con un luccichio diabolico.

Serena sollevò il mento, sembrava offesa. “Sono stata lasciata al buio! Tu l’hai fatto a me!” gli disse evitando mezzi termini.

…o il bicchiere mezza-pieno?

“Giusto, hai ragione. Ma ora tutto quello che ti chiedo è la possibilità di raccontare la mia versione della storia. Sai, anche ai criminali più violenti, pericolosi e induriti viene data la possibilità di confessare i loro delitti, prima di essere giustiziati…”

“E va bene, sono tutta orecchie”, con queste parole Serena sorpassò Mauro e si diresse verso il salotto. Luci ancora spente, Serena si lasciò cadere su una sedia in pelle bianca che scintillava nel buio. Lentamente diede un altro sorso di vino e fissò Mauro minacciosamente. “E allora? Non hai tutt’ora avuto abbastanza tempo per inventare la tua versione?” gli disse seccamente. Mauro la guardò stupito.

Con la bottiglia in una mano e il bicchiere mezzo pieno nell’altra, seguì i passi di Serena. Lentamente Mauro si appoggiò sul pavimento in parquette proprio di fronte a Serena, posizionò la bottiglia nel fascio della luna strisciante accanto a lui e svuotò il suo calice in un fiato. Poi, alzò gli occhi e, come se facesse qualche risoluzione interiore, guardò Serena. “Dunque…”

Continua…

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2018-07-06T00:18:15+00:00By |Categories: C'era una volta|0 Comments

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