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Parte 1 – Capitolo 7 – Casa dolce casa – Ultimatum

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Parte 1 – Capitolo 7 – Casa dolce casa – Ultimatum

“Acquisisci la forza, il coraggio e la fiducia da ogni esperienza in cui ti fermi a guardare la paura dirittamente in faccia. Puoi dire a te stesso: “Ho vissuto questo incubo. Posso affrontare anche il prossimo che viene.” – Eleanor Roosevelt

C’era una volta…

Serena che viveva in Italia felice e contenta insieme al grande amore della sua vita…finché un bel giorno non gli capita tra le mani la lettera inviata dall’avvocato dell’ex moglie di Mauro che rivelava la realtà dei fatti. Ossia, che Mauro era il bugiardo amorale con un potere diabolico di persuasione. Inutile dire che dal momento in cui Serena l’aveva letto quella lettera, si sentiva sconvolta, delusa, devastata. Cominciò ad avere paura di lui. Da allora, tutto ciò che desiderava era fuggire da quella realtà intrisa di miraggi. Una volta tornata alla sua vecchia vita, Serena si sarebbe impegnata a dimenticare tutto e continuare a vivere come se fosse mai accaduto. Oppure avrebbe ripensato a questa esperienza terribile in seguito, quando il dolore sarebbe svanito.

Pertanto, Serena riempì la valigia con le cose di prima necessità ed era pronta ad andare via per sempre, quando sentì la chiave girare nella serratura dall’altra parte della porta. Ovviamente, era Mauro. Adesso non aveva altra scelta che affrontarlo. Faccia a faccia. Oddio…

Casa dolce casa

“Che cosa sta succedendo?” La voce di Mauro era forte e penetrante. Mentre entrava, diede un rapido sguardo a Serena e gli bastò per capire la gravità della situazione. “Non hai risposto a nessuna delle mie telefonate, mi stavo preoccupando. Non è da te, Serena. È tutto ok?”

Serena non riusciva a parlare. Non riusciva a respirare. La testa le girava e le gambe tremavano. Serena fissava disperatamente la porta d’ingresso che tutt’ora rimase aperta come se fosse la sua unica, pur ormai quasi irraggiungibile, speranza alla salute mentale. Soltanto due passi e lei avrebbe potuto raggiungerla, altri due passi e avrebbe potuto attraversarla. Tornare alla normalità. Ma Mauro stava bloccando l’uscita. Non c’era modo di poter scivolare via in modo invisibile senza affrontare prima quest’uomo. Quest’uomo terribile in quanto imprevedibile. L’occasione era persa. Eppure, Serena non poteva smettere di immaginare se stessa nell’aereo che la portava via liberandola da quest’incubo ad occhi aperti.

“Mi parli?” La voce di Mauro era calma, ma profonda e persistente. “Potresti spiegarmi per favore dove pensi di andare con questo tuo trolley mezza aperto?” Serena guardò la sua valigia. Era un disastro completo. Come se avesse appena sopravvissuto ad una catastrofe. Esattamente come si sentiva Serena in quel preciso momento. Con lieve differenza che la “catastrofe” si stava prolungando nel tempo…

“Potresti per piacere guardarmi negli occhi visto che comincio a sentirmi invisibile come un fantasma?” Mauro tentò di fare una battuta aggiungendo due note di allegria nella sua voce, ma il suo volto rimase serio.

Serena si schiarì la gola. Cercando di controllare il panico che cresceva dentro di lei, incontrò gli occhi di Mauro. Quegli occhi neri con al centro un liquido che sembrava emanare un potere diabolico. Oddio…

Faccia a faccia

“Mi hai mentito”, finalmente Serena riuscì a farsi avanti, la sua voce tremava. “Su tutto. Dalla A alla Z. Non so perché l’hai fatto. Ma in realtà non importa. Non riesco a superarlo. Non riuscirei mai. L’illusione, le tue bugie… Quindi me ne sto andando. ”

“Dove vai?” Mauro sembrava calmo.

“A casa mia.”

“La casa tua è qui”, la voce di Mauro era calda e rassicurante, le sue labbra sorridevano.

“A quanto pare la tua no.

“Che cosa? Come sarebbe? Non capisco… Che cosa ti fa pensare così? Ferma. Possiamo per favore parlare? Sono sicuro che tu ti stai sbagliando. Mi spieghi, per piacere, cosa ti è successo oggi?!” Mauro cominciò a perdere la pazienza, mentre il suo bel viso assunse un espressione sgradevole.

“Oh, niente che tu non sappia, credo. Nel caso avessi perso la memoria, è tutto in questa lettera”. Serena spostò gli occhi sulla busta appoggiata al tavolino, Mauro cautamente seguì il suo sguardo. “C’è anche un biglietto da parte mia nella busta. Quindi, per favore, ora lasciami andare. Sto per perdere l’aereo.”

“Certo che lo perdi. La casa tua è qui. E tu rimani a casa”, con queste parole, prima che Serena potesse realizzare il loro significato e o immaginare quello che stava per succedere, Mauro chiuse di colpo la porta d’ingresso. Poi, girò la chiave sei volte all’interno della serratura e la tolse dalla porta. Dopo, fece un passo verso Serena e strappò le chiavi dalla sua mano. Infine, con un movimento brusco, gettò entrambi i mazzi di chiavi attraverso la finestra aperta. Giù dal sesto piano.

“Gioco corretto”

“Ora parliamo”, le parole di Mauro suonarono come l’ultimatum.

“È ingiusto! Non è un gioco corretto!” esclamò Serena con disperazione. La povera ragazza non poteva credere di essere improvvisamente diventata prigioniera nella sua, una volta amata, casa. Perlopiù, insieme all’uomo di cui apparentemente non sapeva nulla. L’uomo che amava e odiava profondamente allo stesso tempo.

“Beh, probabilmente non è un “gioco corretto” come dici tu. D’altra parte, bisognerebbe capire cosa intendi con il termine “gioco corretto”? Vorresti citarmi una definizione dal dizionario? Esiste, poi, un “gioco corretto” in tutto questo mondo?” Mauro era furioso, la sua voce si alzava ad ogni parola che pronunciava. “Ti faccio qualche esempio, vuoi?

Primo, hai firmato al posto mio per aver ricevuto una lettera raccomandata indirizzata a me. E diciamo che posso capirlo.

Secondo, hai letto la mia lettera. E questa non me lo sarei mai aspettato da te. Non è stata una cosa bella da parte tua. Né è stata corretta, né gentile. Lo capisci, vero?

Terzo, hai fatto tutte le tue ipotesi e viaggi mentali da sola. Senza confrontare le tue idee con le mie, senza sentire la mia versione della storia, senza farmi le domande, mi hai giudicato severamente e infine mi hai messo sulla croce. Quale di queste tue azioni ti sembrano corrette?

Quarto, non hai risposto a nessuna delle mie telefonate. E visto che non è da te, mi stavo preoccupando. Seriamente. Stavo impazzendo pensando che ti fosse capitato qualcosa… E cosa trovo dopo che sono venuto a casa “volando”? Un’immagine di te che ti assomiglia giusto vagamente e parla in modo a me sconosciuto.

Perlopiù, se non avessi guidato a 180 km/h, rischiando la mia vita oltre la patente… Se fossi arrivato solo due minuti più tardi, solo Dio sa dove saresti stata in questo momento. Oh, sì, in aeroporto! Pronta per tornare a casa! Orgogliosa nel dire ai tuoi genitori che hai lasciato il coglione italiano senza dargli una semplice possibilità di spiegarsi!

Ti chiedo di nuovo, tutto sommato, il tuo comportamento ti sembra per caso un “gioco corretto”?!” Mauro era furioso, il suo viso era diventato viola e i suoi capelli si spettinarono da soli come per magia. Stava respirando velocemente come un cavallo dopo la gara.

Potere Diabolico

“Non ho voluto parlare con te perché tu mi avresti soltanto riempita di altre bugie per spiegare le precedenti”, Serena scoppiò in lacrime. “Sei un bugiardo. Tutto quello che mi hai sempre detto erano solo bugie! Le bugie enormi, epocali e inumane!”

“Serena, tu mi hai mentito ancora di più: mi hai detto che mi ami. Hai giurato che non mi avresti mai lasciato. E ti ho creduta. Tuttavia, il tuo atteggiamento recente non dimostra altro che l’esatto contrario. Mi fidavo di te. Ho scelto te per passare tutta la mia vita insieme a te. Dio, ti amo ancora e ti amerò per sempre. E tu? Tu hai tradito il mio amore e la mia fiducia. Noi. Tu hai tradito noi.” La  voce di Mauro filava nell’aria forte e profonda. “Almeno guardami quando parlo con te!”

Ma Serena non riusciva. Il suo viso era sempre più bagnato di lacrime il cui flusso non riusciva a controllare, si stava soffocando.

Mauro ha reso l’idea, la quale non era poi così sbagliata. D’altro canto, Serena aveva le sue ragioni che, secondo lei, valevano molto di più.

Eppure, in quell’istante Serena non riusciva ad esprimersi, parlare e fare delle domande. Non poteva affrontare quest’uomo imprevedibile che emanava il potere diabolico come altri uomini emanano Eau de Parfum. Si sentì devastata, schiacciata a metà come un maggiolino contro il vetro della finestra che non potrà mai più vedere dall’altra parte, imprigionata in gabbia fatta su misura come una gazzella con una gamba rotta a cui viene tolta per sempre la libertà di correre per l’interminabile savana… Le mancava l’ossigeno sotto il peso di tutto ciò che aveva scoperto, per l’impossibilità di agire a secondo la propria volontà, ossia fuggire da tutto quanto e cambiare l’aria… E soprattutto, per il modo in cui quest’uomo che lei amava, la stava trattando proprio ora.

“Guardami quando parlo con te!” Mauro gridò a Serena. Ma Serena non lo fece: si sentiva paralizzata entrando sempre di più in uno stato di confusione.

L’ultimatum

“Dunque, suppongo che ti rifiuti di parlarmi, poiché ti rendi conto che la ragione sta dalla mia parte. Non riesci a guardarmi negli occhi, poiché ti vergogni di te stessa, e lo capisco perfettamente.

Quello che invece continuo a non capire è perché non hai nemmeno considerato di darmi la possibilità di spiegare qualunque menzogna pensi ti abbia detto. Sai, Serena, le persone si parlano quando hanno una relazione. Soprattutto, quando sono innamorati. Serena, ma tu mi hai mai amato veramente?

Il mio dubbio è che tu ami solo te stessa. Sei una bambina, non una donna adulta. Dovresti crescere. Sinceramente parlando, non mi aspettavo di più dopo i tuoi discorsi infantili del tipo “gli studi sono il mio unico vero amore” o “l’antiquariato porta male””, la voce di Mauro conteneva qualche nota di disapprovazione. “Ma mai in questa misura”, Mauro fece un respiro profondo e continuò il suo monologo:

“Dato che non stai facendo domande su ciò che ti ha fatto sentire in questo modo… L’unica cosa che posso dire in mia difesa è che tutto quello che ho fatto l’ho fatto per te. Per noi. Per darci la possibilità di essere felici insieme. Sapendo che sei ancora molto infantile, immaginavo che non avresti mai accettato la realtà. Non avresti capito che nella vita le coincidenze non esistono e le opportunità si creano. Anche se un giorno avevo sempre sperato di poterti raccontare tutto contando sulla tua approvazione e complicità.

Perché vedi, Serena, il vero problema è che ti amo. Ti amo immensamente tanto. Ti ho amata dal primo giorno in cui ti ho conosciuta e ti amerò per sempre. Quindi perdonami, ma non ti lascio andare via così facilmente. Né adesso, né mai. Almeno finché non troverai il coraggio di guardarmi dritto negli occhi e dirmi che non mi ami più. Allora sarai libera di andartene.

Fino a quel momento rimarrai qui, a casa tua. Questo è il mio ultimatum. O ci parliamo e mettiamo a posto le cose, o confessi che non mi ami più e probabilmente non mi hai mai amato. A te la scelta. Prendi tutto il tempo che vuoi. E se ti farà sentire meglio, considerati pure mia prigioniera d’amore.”

Continua

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2018-07-06T15:57:22+00:00By |Categories: C'era una volta|0 Comments

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