Parte 1 – Capitolo 6 – Miraggi vs. realtà… – L’amore uccide?

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Parte 1 – Capitolo 6 – Miraggi vs. realtà… – L’amore uccide?

“Ciò che non mi distrugge mi rende più forte”, Friedrich Nietzsche

C’era una volta…

Serena che viveva felice e contenta con l’amore della sua vita, non avendo la minima idea che la realtà fosse completamente diversa dalla vita vera, e tantomeno se ne era accorta che per tutto questo tempo, del tutto incoscientemente, indossava sui i suoi occhi ampiamente chiusi una benda fatta di bugie su misura che premendo sulle sue palpebre le oscurava ulteriormente la vista. La benda, a cui Serena sarebbe rimasta fedele per l’eternità, se non fosse stato per la mano del Destino, ovvero, per la lettera inviata dall’avvocato dell’ex moglie di Mauro che rivelava la realtà dei fatti. Ovvero, che Mauro era un bugiardo insolente ed un criminale morale da tutti i punti di vista umani all’umanità conosciuti.

Dietro la maschera: l’amore uccide?

Perché mi ha fatto questo? Quali sono le sue motivazioni?” Erano le domande che si faceva Serena sperando di trovare le risposte. Si rese conto che non sapeva nulla di Mauro, perché ogni sua parola era bugia pura. “Chi è in realtà quest’uomo? Perché si nasconde dietro la maschera che mi ha presentato? Devo avere paura di lui? Forse si nasconde da forze d’ordine o dalle altre persone perché è un criminale? Sarà il membro di Ndrangheta, Camorra o Mafia? Uccide le persone? Ha ucciso qualcuno di recente?… Oh-mio-Dio… moltiplicato per un miliardo di volte…“.

Sentì un attico di nausea provocata dal panico. “Voglio svegliarmi e capire che tutto questo è stato soltanto un brutto sogno, un incubo. O che è successo in un film, in un libro, a qualcun altro. Probabilmente, è una storia che ho sentito in palestra, wow, ringraziando il mio angelo custode che non sono stata io ad innamorarmi di un uomo che si nasconde dietro la maschera… “

Fuori fiducia

“Ma questa povera creatura sono io. E questo non è un sogno o una storia sentita. Sono io e questa è la mia vita. Il mio rapporto è finito. La mia storia d’amore è finita“, Serena ricordò quella volta quando una delle sue migliori amiche le aveva mentito. Aveva detto che non veniva a casa sua per studiare insieme agli altri perché si sentiva malata. Ma secondo l’incorruttibile legge dell’universo prima o poi ogni bugia viene fuori. E anche in questo caso dopo un po’ era venuto fuori che l’amica preferì l’appuntamento segreto con un ragazzo: “segreto” poiché fu convinta che le sue amiche non avrebbero approvato. Infatti, il ragazzo non apparteneva alla specie dei ragazzi che ragazze normalmente avrebbero fantasticato. E già dopo due giorni nemmeno l’amica di Serena lo stava fantasticando. Era una bugia insignificante e stupida, facilmente comprensibile e perdonabile. Tuttavia, Serena si sentì delusa e dispiaciuta. Contro la sua volontà, dentro di se Serena sapeva di non poter mai più fidarsi della sua amica come prima. Per quell’amica la metà della fiducia di Serena era perduta per sempre. Ma Mauro ne aveva perso mille volte tanta.

Qual è il suo vero volto dietro la maschera? Cosa sta nascondendo?” il respiro di Serena diventava sempre più corto, la testa le girava. Era vicina ad avere un attacco di panico. “Respira. Delicatamente… Non fermarti mai”, ordinò Serena a se stessa. “Ok, starò qui ancora per un po’, sul pavimento, e aspetto di sentirmi meglio“. Ma ad ogni secondo che passava Serena non si sentiva meglio, si sentiva peggio. “Chissà se ucciderà anche me, quando scoprirà che so che si nasconde dietro la maschera?”

iPhone come richiamo alla realtà

All’improvviso Serena saltò nel terrore quando il suo iPhone cominciò a suonare e vibrare da qualche parte nello spazio sopra di lei. Mai prima nella sua vita Serena si era goduta il senso della gravità così tanto. Tuttavia, in qualche modo, riuscì a mettersi in posizione verticale per cercare l’iPhone squillante. Finalmente lo raggiunse e guardò l’ID della chiamata in entrata. Era Mauro.

“Non posso parlare con lui. Non ora. Non adesso“, Serena fissò con testardaggine l’iPhone che vibrava. Sentì che la sua bocca era asciutta, capì di essere completamente disidratata. “Ho bisogno di acqua“, a piccoli passi Serena raggiunse una bottiglia d’acqua e cominciò a bere con avidità, direttamente dal collo della bottiglia da 1,5 litri. Tuttavia, aveva difficoltà a deglutire ciò che in quell’istante le sembrava un liquido divino. Quindi soffocò e tossì, come fanno quelli che trascorrono dei periodi interminabili in un deserto privo di acqua e vita, ma pieno di miraggi.

Anzi, sembra che in quest’ultimo anno i miraggi abbiano regnato nella mia vita compromettendo la mia capacità di giudizio. Mentre il deserto in cui mi trovo tutt’ora è la mia effettiva conoscenza della realtà, di tutti i suoi eventi che non siano dei miraggi. La realtà della mia vita è un deserto di conoscenze pieno dei miraggi veritieri. Il mio uomo che si nasconde dietro la maschera di un bravo ragazzo. L’uomo di cui in realtà non so nulla“, improvvisamente, Serena sentì un desiderio urgente di gettare l’iPhone, con il nome di Mauro che appariva continuamente sullo schermo, attraverso la finestra aperta.

Diversa

Provando di nuovo ormai la costante sensazione di vertigine, Serena guardò giù dalla finestra. La soleggiata strada, come al solito, era leggermente affollata di tardo pomeriggio. Tutto era normale: un piede davanti all’altro, un’altra donna camminava sotto il portico. Tranne che Serena era diversa: si era appena reso conto che la realtà della sua vita non era altro che un inquietante miraggio. “Non capisco come sia successo. Non ci riesco“, la sua mente continuava a girare a vuoto, ossessivamente. “Come avrei potuto non accorgermene? Come avrei potuto non notare nulla?”

Un istante dopo, l’iPhone comunicò a Serena che era stato ricevuto un messaggio di testo. Era da Mauro: “Perché non rispondi?” Dopo due secondi il telefono iniziò a suonare di nuovo. E poi ancora. Ancora e ancora. In continuazione… finché Serena non decise di spegnerlo. Per la prima volta trovò che la suoneria di iPhone “Marimba”, che identificava ID di Mauro, era irritante e alquanto inquietante.

Il vertiginoso piano di fuggire

Nei minuti seguenti Serena realizzò chiaramente cosa voleva fare. Prendere le sue cose. Fuggire. Scappare. Lasciare tutto alle spalle. Andare diritta all’aeroporto. Comprare un biglietto. Tornare a casa dei suoi. Dimenticare tutto, come se fosse un brutto sogno o un’incredibile storia di qualcun altro. Un incubo. Comunque, avrebbe avuto tempo di ripensare a tutto più tardi. Analizzare questa terribile esperienza di vita. Ora però voleva fuggire da questa realtà incontaminata dai miraggi. Adesso.

Una volta raggiunto l’aeroporto di Bologna, avrebbe lasciato l’auto all’interno dell’area sorvegliata di parcheggio dell’aeroporto. Avrebbe lasciato le chiavi dell’auto e quelle dell’appartamento all’interno del portaoggetti dell’auto. Poi avrebbe mandato a Mauro un messaggio per dirgli dove trovare l’auto, le chiavi e il biglietto che le avrebbe scritto successivamente. Inoltre, gli avrebbe chiesto di lasciarla andare per sempre e di dimenticarla completamente. Perché questa è la sua decisione. Ovviamente, lui sapeva il motivo. E poi Serena avrebbe buttato via la sim-card, proprio come fanno nei thriller.

Il piano di Serena era veloce, efficace e pronto all’azione. Purtroppo, il suo corpo non lo era. La testa le girava in continuazione, il cuore aveva raggiunto 300 battiti al minuto, le mani e le gambe tremavano, la ragazza malapena riusciva a spostare i piedi.

Il sole illuminava tutto l’appartamento in modo che era possibile notare perfino la più minuscola delle polverine. Una leggera brezza, entrando attraverso la finestra leggermente aperta, continuava i suoi giochi con i fogli della lettera come se fossero diversi pezzi del puzzle. “E la lettera? Non posso lasciarla così…” Allora, avviando il pilota automatico, Serena raccolse i fogli sparsi, li rimise nel giusto ordine e mise la lettera nella busta.

Lasciando la realtà dei miraggi…

Disorientata, Serena si avvicinò alla camera da letto ed entrò lentamente. Evitando di guardare il letto, raggiunse il suo guardaroba e aprì le ante. Poi, cominciò a trasferire le pile di vestiti accuratamente piegati dalle mensole del guardaroba direttamente nella sua valigia, che si trovò lì come per magia. Almeno, Serena non si ricordava di aver usato la scala per prenderla dalla soffitta.

Facendo la valigia, Serena si accorse che non stava scegliendo “cosa prendere e cosa lasciare” (che normalmente avrebbe fatto con maggiore attenzione, oltre che con il piacere), ma adottò “l’approccio per categoria”. Un paio di jeans, un paio di magliette, un paio di tutto. Ai vestiti aggiunse un paio di scarpe, il suo portatile, tre libri che stava leggendo in questo periodo e la foto della sua famiglia che teneva sul comodino. Nella borsa mise il passaporto, il portafoglio, il Sony Walkman, e prese le chiavi in ​​mano. Era pronta ad andare.

Diede un’ultima occhiata a quello che avrebbe dovuto essere il loro “nido d’amore”, giusto per ricordarselo un domani… nel caso, dovesse sentirsi nostalgica. Eppure, ora non provava alcuna nostalgia, ma al contrario, si sentiva soffocare.

Un piede davanti all’altro, la testa che gira, il corpo che trema, la borsa sulla spalla, il manico del trolley in mano, le chiavi nell’altra… Serena si avvicinò verso la porta d’ingresso. A due passi dalla libertà, sentì la chiave girarsi nel buco della serratura dall’altra parte della porta. “Merda“, il cuore di Serena iniziò a battere sempre più velocemente, stava per svenire di nuovo. “L’amore uccide?”

Continua…

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By |2018-07-06T16:44:18+00:00febbraio 21st, 2017|Categories: C'era una volta|0 Comments

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