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Parte 1 – Capitolo 3 – C’era una volta – Non lasciarmi mai

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Parte 1 – Capitolo 3 – C’era una volta – Non lasciarmi mai

 Sai che sei innamorato quando non puoi addormentarmi perché la realtà finalmente è migliore dei tuoi sogni”. – Dott. Seuss

C’era una volta…

… c’erano Serena e Mauro. Incontriamo i nostri eroi esattamente dove li abbiamo lasciati nel capitolo precedente. In Italia, a mettere su una casa insieme, e profondamente, infinitamente, appassionatamente innamorati.

Una volta firmati i documenti per l’affitto dell’appartamento, c’era un’immensità di lavoro da fare. La casa era letteralmente nuova e quindi assolutamente vuota, per cui bisognava arredarla dall’A alla Z. Con dei mobili italiani, si intende!

Mauro era un uomo d’affari italiano, Serena all’improvviso diventò una casalinga nuova di zecca. Eppure, la nostra ragazza era un vero e proprio “dummy” per tutto ciò che riguarda i lavori domestici. Credeva di poter cavarsela con la pulizia (e poi e poi), ma era certa di non possedere alcuna abilità in cucina, nessuna conoscenza con il ferro da stiro, non sapeva cambiare le lenzuola, e nemmeno accendere la lavatrice. Non aveva mai avuto bisogno di utilizzare quelle conoscenze prima! In compenso, Serena era una vera donna, quindi, a prescindere dalle difficoltà svariate ed inattese, non esisteva un traguardo che, volendo, non avrebbe potuto raggiungere. Almeno, la pensava così! E Mauro l’aveva apprezzato.

Per dare a Serana più libertà e possibilità di muoversi indipendentemente da lui, Mauro le prese una splendida Toyota RAV 4, color grigio metallizzato. A vederla, Serena fece dei salti di gioia come se fosse ancora alle scuole elementari! Soprattutto perché, da questo momento, decorare ed arredare la loro nuova casa divenne ufficialmente il suo vero compito. Il compito, che Serena teneva a cuore e guardava con entusiasmo crescente. Affinché non scoprì che loro due apprezzavano due stili estremamente opposti…

Più differenze intrinseche…

Per cominciare, Serena era una vera minimalista, storicamente e sperdutamente innamorata del design moderno italiano. Esso le trasmetteva la sensazione della libertà senza limiti e della contemporaneità. D’altra parte, Mauro era un vero appassionato dei mobili antichi (così detti, “mobili d’epoca”). I quali Serena disprezzava apertamente dal momento in cui fu profondamente convinta che i mobili antichi fossero dei “trasportatori” degli spiriti malvagi dei loro proprietari precedenti. “D’accordo, forse questi spiriti potrebbero essere sia positivi che negativi, ma come si fa a saperlo prima? Per esempio, se un certo mobile antico apparteneva ad un autentico psicopatico o, peggio ancora, ad un vero maniaco-assassino-macellaio ed avrebbe ereditato il suo spirito malvagio?” Serena insistette che si sarebbe sentita frustrata dalla presenza della “vecchia proprietà” delle persone ormai morte nella sua nuova casa.

Serena si fece chiara, spiegando che non si sarebbe mai e poi mai sentita a proprio agio se avesse dovuto dormire nel letto antico che le suscita paura, e quindi non l’avrebbe mai fatto. “Ti piacerebbe sapere che invece di dormire tranquilla, la tua dolce metà abbia delle immagini continue che attraversano la sua mente, per esempio, di un vecchio che muore nel nostro “nuovo” letto in agonia, piuttosto che di una vecchia signora che viene uccisa violentemente? Il luogo ideale per l’antiquariato sono i musei. Punto. Se tu volessi creare un museo, l’avrei gestito per te volentieri. Ma non avrei mai e poi mai dormito là ugualmente. Doppio, anzi, triplo punto!”

Mauro sosteneva che Serena era completamente paranoica riguardo ai mobili antichi e che la sua paranoia era alquanto infantile. Era un vero appassionato di antiquariato e continuò ad insistere che avere alcuni pezzi d’arredo d’epoca l’avrebbero fatto sentire immediatamente come a casa propria. Secondo Mauro, alcuni mobili antichi avrebbero dato alla loro nuova casa un vero e proprio comfort, un valore aggiunto, quel qualcosa in più che il design moderno non avrebbe mai trasmesso. Inoltre, tale atmosfera sarebbe fantastica per il loro futuro bambino, che Serena così palesemente non voleva avere. Oops!..

In questo modo, il mix di due stili contrastanti sembrò essere la soluzione più elegante e sofisticata, oltre ad essere giusta, in quanto l’unica possibile, sia in termini di design che di compromesso. Ma a partire da allora, del tutto segretamente Serena pregava giorno e notte, che i pezzi d’antiquariato italiani non avessero portato sfortuna alla loro nuova vita…

L’amore vero e vita insieme

Nel frattempo, e nonostante tutti i possibili disaccordi, Serena e Mauro erano perfettamente felici. Travolti dalla passione, coccolati dall’amore. Facevano l’amore ogni volta che erano insieme e per tutto il tempo a loro disposizione, dedicandosi l’uno all’altra senza confini. Eppure, non era mai abbastanza… Era come se più lo facevano, più volevano farlo. Erano reciprocamente dipendenti tra loro. Il bacio, lo sguardo, i preliminari… Ogni movimento, ogni azione appariva ad entrambi come una magia pura e unica, ogni volta. Nei weekend, si scioglievano nell’amore persino otto volte al giorno e ancora non era sufficiente. Questo onnipotente ed interminabile desiderio sessuale, questa intesa dolce e talvolta passionalmente violenta, il mix di loro due era un qualcosa di così straordinario, così fuori misura, un infinito terrestre che Serena non aveva mai provato prima. Mauro le disse che tutto ciò era totalmente nuovo anche per lui.

Quasi ogni sera, tornando dal lavoro Mauro portava a Serena un “cadò”. Un orsetto di cioccolato, una sciarpa fatta a mano, un paio di scarpe di Jimmy Choo o di Sergio Rossi che Serena aveva notato nella vetrina o sulla copertina di una rivista di moda, una gigantesca tazza di caffè quadrata rossa (dato che gli italiani prendono soltanto l’espresso, una tazza per il caffè americano per Serena era indispensabile!), il “Diario di Bridget Jones”, un anello con diamante, ecc. Tutte le cose che a Serena importavano a malapena, perché tutto quello che lei voleva era: lui.

Non lasciarmi mai

Ogni sera e ogni mattina Mauro diceva ripetutamente a Serena che lei era l’amore della sua vita; che per tutta la vita stava cercando proprio lei. E che per tutta la sua vita, prima di lei, lui si sentiva molto solo.

Quando Serena imparò sufficientemente l’italiano per poter affrontare anche le conversazioni più complicate, Mauro la rese partecipe della triste storia della sua infanzia. Serena si ricoprì di brividi, mentre il suo cuore si gemmò dal dolore, a scoprire che Mauro era cresciuto da orfano (un po’ in orfanotrofio e sopratutto per strada) e che non aveva mai visto i suoi genitori. Mai conosciuto una dolce carezza materna, mai ricevuto un’autorevole consiglio o appoggio paterno, mai scoperto cosa significa avere la famiglia, mai si era sentito al sicuro. Tutt’altro: lottava per sopravvivere contro la fame e il freddo. Ma in compenso era donato di forte volontà di carattere: visto che presso l’orfanotrofio aveva ricevuto soltanto l’educazione elementare, dopo si istruì da autodidatta e scoprì la sua passione per la creazione dei dispositivi di riscaldamento.

Come se non bastasse, Mauro raccontava che non aveva mai vissuto nemmeno una vera storia d’amore. Non si era mai innamorato. Non era mai stato amato. In realtà non si era mai sentito felice, se non quando portava alla favorevole chiusura qualche negoziazione. Con il cuore in mano, le spiegava che non si era mai sentito in questo modo prima neanche lontanamente. Mai e poi mai. E ora, del tutto inesplicabilmente, si sentiva come se stesse galleggiando tre metri sopra il cielo dalla felicità, dalla gioia, dall’amore che lo nutriva e lo rendeva più vivo che mai.

Pochi giorni dopo, Mauro aveva scritto e dedicato a Serena una canzone. “Amore mio, non lasciarmi mai …” Come se non bastasse, era anche bravo a cantare!

Incommensurabilmente innamorata, Serena, che non riusciva ad immaginare perché mai avrebbe dovuto lasciarlo? Era il suo amore vero… non lo avrebbe mai lasciato.

Mai dire “mai” in italiano

Poi, un giorno, suonò il campanello. Il postino gentilmente chiese alla Serena di firmare la ricevuta per la Raccomandata. Pochi minuti dopo Serena aprì la busta un po’ esitante: “Mauro ha detto che non ci sono segreti tra di noi, non ci sono mai stati e mai ci saranno, per cui aprendo questa lettera non violenterei la sua privacy. Ciò che voglio è solo praticare un po’ di italiano. E quando più tardi il mio dolce amore tornerà a casa, gli racconterò i contenuti di questa lettera. O Dio, non sarà facile perché sembra enorme e alquanto interminabile. A punto per questo, Mauro sarà piacevolmente sorpreso dai miei risultati linguistici. E dal fatto che gli ho risparmiato la fatica di leggere questo “volume” in busta. Non è giusto, d’altra parte, che lui è costantemente pieno di sorprese mentre io faccio fatica ad inventarmene una. Ma stasera lo sorprenderò. Sarà un sorpresa vera e propria”.

Leggendo…

Il cuore di Serena cominciò a battere più forte… e più velocemente… ancora più velocemente… e sempre più forte…

Svenimento totale.

La lettera fu una ufficiale richiesta di divorzio inviata dall’avvocato della ex moglie di Mauro, Rebecca. Per la prima cosa, Rebecca chiedeva gli alimenti (compreso gli arretrati) per i loro due figli, Andrea e Stefano, oltre che il mantenimento per se stessa per tutta la vita. Come seconda cosa, l’ex coniuge di Mauro chiedeva che l’immobile, come anche il resto degli asset coniugali, siano intestati a lei e ai loro due figli in parti eque; che lei venisse nominata il tutore legale della proprietà dei figli affinché loro avessero compiuti i diciotto anni. Infine, Rebecca chiedeva il risarcimento dell’irreparabile danno morale, visto che suo marito e il padre dei suoi figli era scomparso per oltre un anno senza che lei o i loro figli sapessero se fosse vivo o morto. Vivo o morto.

Continua…

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2018-09-15T14:44:12+00:00By |Categories: C'era una volta|0 Comments

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